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SABATO 20 MAGGIO 2017 - ore 21,15

Associazione Teatro Buti

ELENA CROCE in


EMMA B. VEDOVA GIOCASTA
Di Alberto Savinio


Con Elena Croce e Elisabetta Furini
Regia e Spazio Scenico Alessio Pizzech
Assistente alla regia Elisabetta Furini

Talora con gli occhi del bambino, talora assumendo le forme delle sue creature surreali, Savinio ha sempre comunque indagato il cuore ipocrita del "tipo italiano" ed ha sempre cercato nelle pieghe del sogno, dell'onirico e del visionario una prospettiva nuova per arrivare al cuore di una verità sempre scandalosa e per tanto rivelatrice .Il mio incontro con questo autore già avvenne circa quindici anni fa quando misi in scena un suo divertente testo intitolato la Famiglia Mastinu e nella stessa stagione ideai un lavoro che raccoglieva vari suoi scritti sotto il titolo "Il circo del Signor Dido". Anni dopo con Marion D'Amburgo attraversammo la spinosa e potente scrittura scenica dell'autore italo / greco, tratta dalla Nostra Anima e poi di nuovo Savinio toccò le corde del mio intelletto quando realizzai un recital tratto dal suo bellissimo libro : L'infanzia di Nivasio Dolcemare.
Insomma per me Savinio resta un incontro folgorante.
Questo suo voler disinnescare i meccanismi ipocriti borghesi, familiari E' indicatore di una capacità sovversiva che la sua scrittura porta con sè e che oggi può rappresentare uno strumento di conoscenza e osservazione per un cambiamento profondo che la società italiana deve chiedere a sè stessa ; in questo costante "sconfinamento" risiede la ricchezza di senso della scrittura di Savinio.
Egli ci invita, con ironia, a dissacrare noi stessi, le regole che come adulti ci siamo dati, conservando quello sguardo bambino, artistico, che possa illuminare il buio "del dolore del presente" Con il sostegno del Teatro di Buti affronto il suo testo teatrale più conosciuto
e la prima cosa che di lui lessi ; lo faccio con una grande compagna di viaggio di tante avventure teatrali : Elena Croce.
EMMA B VEDOVA GIOCASTA resta il cardine del teatro Saviniano, un punto di arrivo, un sunto della sua poetica ; questo testo, partendo dal rapporto madre / figlio, ridiscute con crudeltà un sistema di relazioni alla ricerca di una possibile verità che travalichi barriere, limiti e confini.
Una lettera annunciata alla signora Emma il ritorno del figlio Millo dopo quindici anni di separazione. Nel lungo monologo che ne precede l'arrivo Emma B. ripercorre sul filo della memoria il cammino della sua autocoscienza di madre : dalla rievocazione dello stratagemma con cui essa aveva salvato il figlio, nel gennaio del '44, durante una perquisizione della polizia, al ricordo del momento di verità che aveva accompagnato l'ingresso di Millo nell'età adulta, allorchè vedendolo dentro i panni riadattati del padre ella aveva finalmente riconosciuto in lui il suo vero uomo. Emma B., per anni, dopo l'abbandono da parte del figlio, ne aveva allineati i vestiti, custoditi in un armadio, appendendoli ad una corda, in una pratica fattasi quotidiana. Quei vestiti, in grado di raccontare l'intero iter esistenziale del figlio, avevano finito per acquistare medianiche potenzialità evocative. Millo, assente, E' nelle parole della madre la vittima di un destino cui tentò invano di sottrarsi, ma anche Emma B. rivela nel finale un attimo di esitazione di fronte all'estremo atto della sua insubordinazione al principio di autorità incarnato dal marito. E' per ribellarsi a quel principio che ella ha preso a muoversi sul terreno della trasgressione. Con la rimozione di ogni traccia mnemonica dell'esistenza del marito e con l'esercizio del potere, connesso con il suo nuovo status di madre, Emma B. aveva iniziato l'opera di riscatto della propria situazione di donna. Il vero eroismo della maternità di Emma B. sta nell'aver accettato la pregiudiziale indispensabile alla condizione di madre: la sudditanza ad un estraneo. Il suo egoismo sta nell'aver messo a segno un progetto che contemplava nel figlio maschio la propria rivalsa di donna, di essere condizionato dalla ricerca di un complemento. Complemento che, una volta creato, va educato nella dipendenza, nella convinzione a lungo conculcata che altrove sia vana la ricerca della felicità . L'armadio dei vestiti racconta le tappe di questa servitù, le somiglianze fisionomiche delle donne incontrate dal figlio con i tratti del proprio volto costituiscono per Emma B. altrettante conferme della riuscita del suo disegno. Dopo l'inutile calvario sentimentale della sua vita, Millo E' ora pronto a ritornare da lei, ad ammettere con il ritorno la propria sconfitta. Il monito oscuro, la negazione di ogni felicità esterna, la promessa tranquillante di un microcosmo sotto tutela, non sono che alcune delle armi cui ricorre questa madre per trattenere il figlio, e dove più non vale l'autorità interviene la lusinga, l'affascinante trasformazione finale, che la vede pronta ad attrarre il partner con la seduzione dei sensi.
Alessio Pizzech


ALBERTO SAVINIO (Andrea de Chirico)
Atene 1891 - Roma 1952;
pittore, letterato e musicista
Fratello di Giorgio de Chirico, trascorre la propria infanzia in Grecia dove si diploma in pianoforte e composizione, quindi studia a Monaco e nel 1910 si stabilisce a Parigi per quattro anni. Insieme al fratello vi frequenta gli ambienti culturali e artistici , divenendo amico di Guillaume Apollinaire. A Parigi nel 1914 pubblica il poema drammatico "Chants de la mi- mort". In questo periodo la sua musica è l'equivalente delle ricerche poetiche di Apollinaire e di quelle pittoriche del fratello. Nel 1915 si arruola volontario insieme al fratello, ma risultato inabile alle fatiche militari è destinato a Ferrara ; qui entra in contatto con Filippo de Pisis e Carlo Carrà. Nel 1918 pubblica "Hermaphrodito".
Giunge a Roma nel 1919. Entra nel gruppo di "Valori Plastici" ed è uno dei suoi MAGGIOri teorici nel momento di passaggio dalla Metafisica al "ritorno all'ordine" . E' lo stesso Savinio a definire il suo ruolo nello scritto Anadiomènon: "Intraprendo la filosofia dell'arte. (...) Tento di individuare, in altro modo, il posto di ogni pittore, conformemente alla posizione di ciascheduno d'essi a cospetto della ragione superiore dell'Arte". Nei suoi scritti spiega agli inquieti uomini del "ritorno all'ordine" la posizione e il significato della pittura di De Chirico e in un primo momento anche di quella di Carrà.
Una prima segnalazione del suo lavoro come pittore compare nel 1925 sull'Index di Anton Giulio Bragaglia. Poco dopo Savinio parte per Parigi, iniziando un rapporto di amore - odio con gli amici surrealisti. Da questo momento è arduo distinguere nella sua multiforme attività il lavoro sul piano letterario, poetico e musicale dalla pittura. All'inizio degli anni Trenta è nuovamente a Roma, accolto insieme al fratello da un divertente sfottitura di Mino Maccari su "Il Selvaggio":"Non quando.li prende, ma quando li rende Parigi ci offende".
Un capitolo di "Tragedia dell'infanzia" viene pubblicato, nel 1931, su "Fronte" di Scipione e Mazzacurati. "La lettura di Savino- ricorda Libero de Libero- fu una ubriacatura, Scipione e Mafai saltellavano".. Nel 1934 ha una importante personale alla Galleria Sabatello (39 dipinti e 20 disegni) . Da questo momento, fino al 1943, il "grande dilettante" (come l'artista stesso ama definirsi)è impegnato soprattutto in campo letterario e teatrale. Pubblica, fra l'altro  L'infanzia di Nivasio, Dolcemare e Ascolto il tuo cuore, città  (1941); Narrate uomini la vostra storia (1942), Casa "La Vita" (1943). Fra i suoi lavori musicali ricordiamo i balletti Perseo (1924, su soggetto di M. Fokine), Ballata delle stagioni (1925), La morte di Niobe (1927), La vita dell' uomo (1946), tutti su soggetto proprio. Nel 1943, alla Galleria dello Zodiaco, ha una personale di disegni, e a questa tecnica si dedica assiduamente negli anni successivi. Espone ancora a Roma nel 1945 alla Margherita e nel 1950 allo Zodiaco. Nel 1954 la Biennale di Venezia gli dedica una retrospettiva, con presentazione di de Libero.